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Ascoltare per comprendere e comunicare. La dimensione sconosciuta del welfare aziendale

Ascoltare il welfare aziendale

Buona comunicazione e ascolto attivo sono gli elementi indispensabili per mettere in piedi un piano di welfare coerente con le esigenze di tutti i collaboratori e dell’organizzazione.

Sviluppare l’engagement delle persone ascoltandole veramente, è realtà o utopia?

La gente non ascolta, aspetta solo il suo turno per parlare.
Chuck Palahniuk

Capire come comprendere a fondo i bisogni delle persone, che siano espressi o meno, non è cosa da poco.

Uno è l’elemento indispensabile per raggiungere questo obiettivo: l’ascolto.

Nella vita di tutti i giorni siamo sempre di corsa, non siamo programmati per stare a sentire le risposte alle più classiche domande che poniamo quasi in maniera automatica.

“Ehi ciao! Allora, come va?” e già abbiamo ricominciato a camminare dopo un breve pit stop durante il quale abbiamo mostrato il nostro sorriso migliore a chi abbiamo davanti e ci siamo interrogati sul ci diamo la mano?, una pacca sulla spalla forse?...

“Ma sì, tutto bene grazie! E tu?” quasi stupito dall’avvenimento di questa breve conversazione, chi abbiamo di fronte ci rivolge automaticamente la stessa domanda, quasi più per gentilezza che per reale interesse.

“Bene bene, dai! Devo scappare, buona giornata!” e ognuno continua a camminare verso il proprio obiettivo, il proprio impegno, il proprio “sono di fretta”.
Un saluto, un interesse sulle condizioni di vita altrui poco convinto, una conversazione avvenuta praticamente di spalle, la testa girata di 90° e l’automatismo di frasi fatte.

Sii sincero, quante volte ti è capitato di trovarti nella stessa situazione?

La stessa cosa, in circostanze di poco diverse, ti può capitare anche al lavoro tra colleghi e con il management. La frenesia del mondo digitalizzato in cui viviamo è ormai piena di distrazioni costanti e l’attenzione all’ascolto può sembrare un’attività ormai sorpassata, quasi perduta.
Quelle persone che mostrano capacità di ascolto più forti, sono sicuramente avvantaggiate.

Per quale motivo?

Assorbono in modo migliore le informazioni e le sanno utilizzare nel momento e nel contesto più giusto. Dunque, è facile considerare che siano persone più empatiche e capaci di costruire relazioni forti e profonde.
Essere aperti alle idee e alle novità va a vantaggio dell’ambiente aziendale, si sviluppa una cultura di condivisione e di inclusione.

Avere una squadra di collaboratori perfettamente allineata e motivata può sembrare ai più un’utopia.

Ma è davvero un compito così arduo?

La realtà è che team effettivamente coordinati e stimolati nel lavoro che svolgono, esistono. Derivano dal giusto mix di incoraggiamenti, servizi personalizzati, valorizzazione dei singoli e ascolto attivo.

Le modalità per realizzare la fase dell’ascolto sono molteplici e non necessariamente tra loro alternative, anzi sarebbe interessante una certa complementarietà. Ovviamente, queste variano in base alle caratteristiche proprie della singola azienda, al punto che non tutte possono essere sempre o agevolmente realizzabili.

Bene.

I cambiamenti organizzativi non sono mai semplici nella gestione. Introdurre una novità in azienda è un’arma a doppio taglio, devi fare attenzione.

L’obiettivo è l’accettazione e la condivisione delle informazioni.
Come agire?

Se la comunicazione da parte dell’azienda non viene pianificata nel modo corretto, un piano di welfare anche se ben progettato e costruito, potrà NON riflettere tutte le sue massime potenzialità, tra cui è fondamentale la padronanza di esso da parte di tutti i collaboratori.

Allo scopo di una buona progettazione, la prima fase avviene con la condivisione delle informazioni a sua disposizione da parte dell’azienda. Questo è un passaggio fondamentale!

Il focus è la comprensione del terreno sul quale si andranno a seminare successive opportunità (di copertura) nuove, a innervare di linfa aree (del bisogno) che necessitano di intervento, ed eventualmente, a lasciare che alcuni rami (di servizi) vadano a essiccarsi perché non più vitali o inefficienti, data un’attenta analisi costi-benefici.

Tuttavia, possono coesistere momenti di ascolto reciproco tra azienda e collaboratori, quali survey rivolte all’intera popolazione, che prevedono momenti di attenzione più profondi, realizzati attraverso focus group o interviste one-to-one che coinvolgono alcuni cluster di lavoratori.

Le modalità di ascolto a disposizione per le aziende nei confronti dei propri collaboratori, sono tantissime!
È necessario valutarle in relazione alle caratteristiche proprie dell’organizzazione stessa. Parliamo di colloqui in profondità che possono coinvolgere alcuni referenti aziendali, e che possono integrarsi con focus group, laboratori e momenti di confronto rivolti invece a un panel più ampio di manager, e che assortiscono il set di informazioni, certamente più “fredde”, trasmesse nella fase dell’analisi…

Naturalmente, il coinvolgimento più o meno ampio dei lavoratori nei progetti di avvio o ridisegno di un piano di welfare aziendale originano in questi delle aspettative che non possono andare sottovalutate!

Una risposta non soltanto dovrà esserci, ma necessariamente dovrà essere di qualità, in linea con le attese di partenza e con quelle via via ingenerate, oltreché con la mole di attività realizzate nel corso della progettazione.

Dall’as is al to be, che emerge in questa seconda fase, la sfida successiva è quella di realizzare una sintesi degli spunti emersi:

  • Introduzione di nuovi servizi
  • Istruzioni sulle modalità di fruizione
  • Riallineamento della situazione esistente

oltre a eventuali accorgimenti da cogliere, errori da non ripetere e una eventuale riparametrazione dell’effort aziendale.

Il fine ultimo – ça va sans dire – è quello di raggiungere progressivamente il livello ottimo del piano di welfare, che per definizione resta però un sistema perfettibile e, al tempo stesso, da manutenere con costanza.

Perché?

Mutano le persone all’interno dell’azienda, mutano le rispettive esigenze, mutano il mondo (e il welfare) al di fuori dell’azienda, e muta l’azienda stessa, nel suo “fare impresa” ed “essere impresa”.

Conclusa questa fase il piano di welfare è pronto per l’implementazione. E il ciclo, è pronto per ripartire.