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Perché misurare il welfare? La sfida di guardarsi (dentro), l’opportunità di guardare (oltre)

Misurare il welfare aziendale

Avere la possibilità di lavorare in un ambiente energico, circondato da colleghi soddisfatti e felici di svolgere le proprie attività, motivato e valorizzato da un management attento alla qualità della vita delle persone è, per i più, una visione tanto idilliaca quanto irreale.

È davvero così?

Siamo certi che tu abbia seguito la nostra filosofia fino ad ora perché, se così fosse, sapremmo rispondere prontamente insieme a questa domanda.

Se così non fosse, non c’è problema.

Ricapitoliamo brevemente.

Siamo partiti dall’ascolto attivo con lo scopo di comprendere a fondo esigenze e bisogni, espressi o meno, di ogni collaboratore.

Siamo passati attraverso la progettazione di un piano di welfare studiato per includere servizi personalizzati basati sulle necessità dei singoli lavoratori in relazione alle caratteristiche dell’organizzazione.

Il progetto è ambizioso e pone attenzione al delicato rapporto tra azienda e collaboratori, i suoi meccanismi devono funzionare al meglio, il risultato dovrà essere efficace.

Sai perché è così importante?

Un servizio erogato in maniera impeccabile, a cui i lavoratori attribuiscono un’importanza elevata arriverà più al cuore, produrrà un beneficio maggiore, rispetto ad un servizio che, seppur erogato in maniera impeccabile, non è percepito come di valore.

Come coglierne il reale valore?

Proprio qui giungiamo al dunque. Tocchiamo il robusto filo rosso che lega l’intero processo di sviluppo e implementazione del piano di welfare: una buona comunicazione.

Dovrà essere capace di intrecciarsi all’interno del processo di analisi iniziale cogliendo tutte le informazioni rilevanti, per poi districarsi nella realizzazione concreta del benessere organizzativo, coinvolgendo e motivando direttamente coloro che saranno i diretti fruitori dei servizi.

Infine, dovrà essere abile a distendersi per accompagnare le persone nell’utilizzo dei vantaggi pensati consapevolmente per ognuno.

In questo modo il piano di welfare aziendale sarà realmente efficiente.

Dunque, ecco rispuntare la domanda iniziale che, probabilmente, ci poniamo a giorni alterni:

è possibile essere soddisfatti del proprio lavoro?

È come chiedersi se è possibile essere soddisfatti della propria vita, delle proprie scelte.

La risposta generica e più concisa è sì, certo, è proprio quello a cui miriamo. Ovviamente ci saranno alti e bassi, sarebbe una bugia affermare il contrario. Giorni sì e giorni no che, con il supporto di chi hai al tuo fianco, possono procedere in armonia.

Nella vita lavorativa quel “qualcuno” al tuo fianco è l’azienda, l’organizzazione in cui trascorri le ore principali della giornata.

Perché, quindi, non mirare ad una piena soddisfazione lavorativa?


“Il lavoro allontana tre grandi mali: la noia, il vizio ed il bisogno.”

François-Marie Voltaire


Proprio qui entra in gioco l’organizzazione e la sua capacità di rendere il luogo di lavoro un posto migliore, di creare una vera e propria comunità attraverso l’inserimento di un piano di welfare pensato e ragionato per rispondere alle esigenze di ognuno.

Ora, ciò che diventa fondamentale capire è se il progetto avviato è stato effettivamente plasmato sulle esigenze specifiche delle persone, in modo che siano perseguiti gli obiettivi aziendali.

Il contesto nel quale viviamo esige sempre di più.

Gli impatti, le opportunità, il valore, e tante altre sfaccettature del reale, senza neppure accorgercene, sono sottoposti a misurazione.

Tanto più questa esigenza è avvertita all’interno delle aziende, dove il ritorno di un investimento, gli effetti di una policy, la performance di un team necessariamente vanno misurati – ne va del profitto, del resto – al fine di valutarne l’efficacia e ottimizzare l’allocazione delle risorse disponibili.

Misurare un processo, un output, implica l’attribuzione di un valore, ma anche la collocazione all’interno di un range, la potenziale confrontabilità di un questo con un quello.

Il fine non è solo quello di determinare, banalmente, quale servizio dona il maggior profitto, bensì raccogliere spunti, analizzare variabili critiche, individuare aree di miglioramento e punti di forza per andare anche oltre la mera misurazione.

La sfida da accogliere riguarda il miglioramento continuo!

Infine, ma potremmo continuare all’infinito, la misurazione può chiamare in causa tanto la variabile tempo quanto la variabile spazio/mercato e, quindi rispondere all’interrogativo, più vivo che mai quando di mezzo ci sono le aziende, “gli altri cosa fanno, come si comportano?”.

È anzitutto una sfida, quella di accettare di sottoporre le proprie performance a misurazione, ma al tempo stesso un’opportunità, per guardare anche al di fuori e migliorarsi.