Covid-19: impatto sui collaboratori e risposte dal welfare aziendale
27 Marzo 2020

Covid-19: impatto sui collaboratori e risposte dal welfare aziendale

Prosegue l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 e, con essa, proseguono e si fanno più fitti gli interrogativi delle imprese sugli impatti generati sulla vita delle loro persone e delle rispettive famiglie.

La situazione è in continua evoluzione e così, dopo il contributo di mercoledì 11 marzo, riteniamo utile aggiornare le riflessioni che Eudaimon scambia quotidianamente con alcune aziende e fornire gli spunti per quella che abbiamo chiamato la “reazione-welfare” all’emergenza.

Questo è l’aggiornamento alla data del 27/03/20.

 

QUAL È  LO SCENARIO SANITARIO ED ECONOMICO

Nel precedente articolo, abbiamo richiamato le previsioni elaborate da McKinsey & Company, che sono state a loro volta aggiornate: nella versione più recente, datata 25 marzo, esse risultano più articolate delle precedenti e rappresentano molteplici scenari, ciascuno collegato sia all’efficacia del contenimento sanitario del virus che a quello delle risposte politico-economiche dei diversi Paesi.

McKinsey 1

Tra gli scenari più probabili, quello sopra è relativo a un efficace contenimento del virus dal punto di vista sanitario (2-3 mesi) e interventi politico-economici parzialmente efficaci. In Europa, il GDP torna ai valori di fine 2019 all’inizio del 2021, con un risultato negativo massimo di -9,5% a fine Q2 2020 e, successivamente, una buona ripresa.

Qualora, invece, la risposta sanitaria fosse meno efficace e, allo stesso tempo, le misure economiche di risposta alla crisi restassero parzialmente valide (come nello scenario sopra), la crisi sarebbe molto più lunga, come è rappresentato nella figura sotto. In Europa, il ritorno al GDP di fine 2019 si avrebbe solo nella seconda metà del 2023.

McKinsey 2

Da queste simulazioni, risulta piuttosto evidente che il problema da fronteggiare per le imprese non è di breve durata e che, se anche sapremo, come tutti auspichiamo, contenere gli effetti sanitari del Covid-19, l’impatto economico che seguirà, sarà intenso e lungo.

Esso si riverbererà sul lavoro e sulle persone, mettendo in evidenza sia le fragilità personali che quelle economiche, soprattutto per i lavoratori delle categorie più basse.

La domanda che ci siamo posti nell’articolo dell’11 marzo è, quindi, sul tavolo: come si possono organizzare i programmi di welfare per adattarsi alla situazione?

 

COSA PUO’ FARE IL WELFARE AZIENDALE

Penso che la risposta del welfare aziendale si possa articolare in due componenti:

  • quello che si dovrebbe fare subito come risposta all’emergenza
  • un riassetto delle soluzioni di welfare per rispondere nel medio periodo.

Tuttavia, prima di addentrarci nei dettagli di ciascuna delle due componenti, vorremmo considerare lo scenario in cui si collocheranno entrambe. Per farlo, usiamo come riferimento il 3° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, disponibile nell’home page del sito Eudaimon e presentato a Roma a inizio febbraio 2020.

Le principali conclusioni del Rapporto sono di grande attualità: il welfare aziendale può andare oltre la funzione di protezione sociale dei collaboratori per assolvere una funzione di “coaching”, ovvero di guida e accompagnamento. Con questa espressione, il Censis ha voluto evidenziare un ruolo nuovo di grande potenzialità per il welfare aziendale, indispensabile nelle dinamiche del lavoro attese in questo periodo, dinamiche caratterizzate dall’avvento impetuoso delle nuove tecnologie e dal conseguente disorientamento dei lavoratori (definiti nel Rapporto “tecno-rassegnati”).

Ora è del tutto evidente che l’onda incombente delle nuove tecnologie è stata anticipata dallo tsunami del Covid-19, precipitando tutti noi in una condizione di incertezza, quando non di ansia e paura.

Se, quindi, il welfare coach era una soluzione importante nello scenario pre-pandemia, esso diventa indispensabile in questo momento.

Ma cosa intendiamo quando parliamo di “welfare coach”?

Il welfare coach è un punto di contatto unico per i collaboratori-utenti del welfare aziendale, è il mediatore tra i bisogni delle persone e le risposte fornite dai programmi di welfare aziendale.

Capisce le esigenze, conosce le possibili soluzioni, accompagna le persone ai servizi di welfare, elimina le barriere. Unisce i vantaggi della relazione umana con quelli della tecnologia, di cui si serve per essere più efficace.

Ci sembra un’evoluzione da suggerire a tutte le imprese che intendono stare vicine alle loro persone, oggi e nel prossimo periodo. È un requisito per un programma di welfare aziendale che si propone di essere efficace e di raggiungere gli obiettivi di soddisfazione dei bisogni delle persone e di ritorno per l’azienda in termini di coinvolgimento e engagement delle persone stesse.

Sotto il cappello del welfare coach, a questo punto, si possono calare le due componenti accennate sopra: la risposta immediata all’emergenza e la revisione dei programmi per il prossimo periodo (a partire da subito, però).

 

LA RISPOSTA IMMEDIATA DEL WELFARE AZIENDALE

La prima risposta tiene conto dei bisogni nuovi che le persone si trovano a fronteggiare in queste prime settimane:

  • prima di tutto, la salute propria e dei propri cari
  • un attimo dopo, le preoccupazioni per i figli, a partire dalla scuola
  • le proprie debolezze e fragilità
  • quelle dei famigliari anziani, legate soprattutto al loro stato di isolamento.

Essa può integrare il welfare già disponile con i seguenti servizi:

  • Supporto psicologico online, per sostenere la persona e i suoi famigliari
    Può essere erogato sia con sessioni online di video-call one-to-one che attraverso webinar, entrambi a cura di psicologi, e può essere completato dalla pubblicazione di news sul portale welfare o sulla intranet aziendale.
     
  • Supporto ai genitori, per sostenerli nella cura dei figli e sui problemi legati alla scuola
    Comprende lezioni scolastiche online one-to-one oppure in piccoli gruppi, aree di formazione, orientamento scolastico per la scelta dei corsi di studi, supporto pedagogico e pediatrico, ricerca della babysitter
     
  • Supporto alla salute e al benessere
    Offre consulti medici in video-call, trainer e nutrizionista online
     
  • Sostegno ai famigliari anziani (auto-sufficienti e non)
    Comprende consulenza online ai care givers, tutor online per la presa in carico diretta del familiare, disbrigo attività domestiche, infermeria/fisioterapia a domicilio, supporto tramite le reti di servizi sociali sul territorio
     
  • Formazione e cultura
    Corsi di lingua, formazione digitale, biblioteca online
     
  • Assistenza legale e fiscale online
     

LA REVISIONE DEI PROGRAMMI DI WELFARE AZIENDALE

Poiché la situazione di difficoltà non si esaurirà nel breve, è necessario programmare le opportune revisioni ai programmi di welfare per contestualizzarli, ad esempio rispetto alle limitazioni negli spostamenti, e per adeguarli alle nuove esigenze, che permarranno anche passata la fase acuta dell’emergenza.

La revisione dei programmi in corso è fatta di modifiche ai servizi attuali e di inserimento di nuove iniziative.

Nel primo gruppo, ci sono senza dubbio i servizi estivi per i bambini e ragazzi e i desk per il disbrigo di pratiche amministrative e commissioni (che qualcuno chiama “maggiordomo”, definizione fuorviante oltre che scorretta del servizio).

Come dicevamo nell’articolo scorso, al momento sono sospese quasi ovunque le iscrizioni ai campus e alle vacanze studio estive. Quand’anche la situazione si normalizzasse, riteniamo in ogni caso azzardato ipotizzarne la realizzazione. Oggi, l’opzione più realistica è la cancellazione di questi servizi, anche collegata alla semplice difficoltà di natura psicologica per molti genitori (soprattutto con le scuole ancora chiuse).

Certo che i campus estivi andrebbero sostituiti con altri servizi a beneficio della stessa popolazione, servizi oggi ancora non presenti ma – ci aspettiamo – di prossima realizzazione da parte degli operatori specializzati.

Un discorso analogo vale per i desk di disbrigo pratiche/commissioni. Con le sedi che resteranno chiuse o comunque meno frequentate per un periodo piuttosto lungo – e con lo smart-working sdoganato quale modalità alternativa di lavoro – verranno meno o si ridurranno le esigenze legate a questa tipologia di servizi. A nostro avviso, si può pensare di riattivare i desk a giugno o addirittura dopo l’estate e di riconfigurarli in una nuova versione. In parallelo, si può lavorare per rendere online alcuni servizi di disbrigo, sull’esempio del vecchio programma Reti Amiche varato dal governo anni fa.

Nel secondo gruppo, quello dei servizi soggetti a revisione nel medio-termine, vanno considerate tutte le altre iniziative legate alla salute e al benessere fisico, alla cultura e alla formazione, al supporto ai famigliari non autosufficienti. I piani di welfare saranno da rivedere sia nei contenuti, privilegiando le reali coperture dei bisogni più importanti, che nelle modalità di fruizione, ponendo la massima attenzione all’utilizzo digitale/online dei servizi o di alcune componenti di questi.

Nel breve-medio termine, si dovranno revisionare i servizi di prevenzione medica, che potranno cambiare sia nei contenuti che nelle modalità di realizzazione.

Quanto ai piani di flexible benefit legati alla conversione dei premi di risultato è assolutamente da prevedere l’inserimento, all’interno dei vasti cataloghi di servizi, di tutta una serie di prestazioni simili a quelle descritte sopra, accessibili a richiesta da parte dell’utente. Dagli utilizzatori ci aspettiamo certamente meno richieste di voucher per viaggi e palestre e più richieste di servizi sociali per i famigliari, servizi di supporto scolastico, sanitario …

Inoltre, in tutti i programmi è utile immaginare la «remotizzazione» alcune componenti di servizio, come la formazione ai collaboratori sui programmi (i cosiddetti welfare day).

Ancora più in generale, si può ipotizzare che il welfare aziendale si orienti nei prossimi anni verso i bisogni e le protezioni sociali, ritrovando la sua valenza originaria e perdendo quei connotati di insieme di benefit indistinti che ne ha caratterizzato il recente passato.

Allo stesso modo, riteniamo che le imprese possano ridirigere l’attenzione verso le categorie più bisognose di servizi di carattere sociale – dai figli alla salute, dai famigliari anziani alla previdenza, senza dimenticare la cultura - con un approccio di equità dell’offerta: non un credito welfare fisso per categoria ma pacchetti di servizi accessibili in base ai bisogni delle persone.

 

Linea divisione

Articolo dell' 11 marzo 2020

In questi giorni, molte imprese si stanno interrogando sugli impatti che l’emergenza sanitaria in corso sta avendo sui propri collaboratori. Accanto alle preoccupazioni principali legate alla salute, ci possono essere ripercussioni dalla chiusura delle scuole, difficoltà ad assistere i famigliari anziani, esigenze di supporto psicologico e altri bisogni legati alle restrizioni della mobilità.

In questo articolo, vogliamo raccogliere le osservazioni che stiamo scambiando con alcune aziende e fornire i primi spunti per una possibile “reazione-welfare”.

 

QUAL È LO SCENARIO SANITARIO ED ECONOMICO

Le previsioni sono ancora incerte ma è probabile che l’emergenza si protragga per un po’, come indica lo scenario “Base Case” riportato qui sotto ed elaborato da McKinsey & Company, secondo il quale il ritorno alla normalità ci sarà solo nel corso del terzo trimestre 2020.

3 SCENARI MCKINSEY

Le prime misure, intraprese ovunque possibile, consistono nell’estensione dello smart working e nella promozione delle interazioni online (video-chiamate e conferenze, webinar, …): esse permettono di ridurre i contatti ravvicinati tra le persone, quindi i contagi potenziali, e consentono ai collaboratori di accudire i figli che sono a casa da scuola. Si tratta, però, di rimedi parziali e transitori, che non basteranno a risolvere i problemi delle persone.

Cosa possono fare le aziende per andare incontro a queste nuove e impreviste esigenze?

Come si possono organizzare i programmi di welfare per adattarsi alla situazione?

Sono queste le domande a cui proviamo a rispondere in questo articolo.

covid19

COSA PUO’ FARE IL WELFARE AZIENDALE

La prima incombenza delle imprese è quella di proteggere la salute delle proprie persone e delle loro famiglie. I programmi di welfare vanno modificati e integrati per garantire la protezione ai collaboratori e ai loro famigliari.

Visto il livello di emergenza, non crediamo che valga la pena di realizzare dei servizi integrativi a quelli della sanità pubblica, schierata in prima linea contro il virus. Il rischio di inefficacia e, peggio ancora di confusione, sarebbe elevatissimo. Piuttosto, si può e si deve pensare a come tenere aggiornate le persone su tutti i provvedimenti del Ministero della Salute e delle Regioni, sulle prassi da adottare, sulle misure igieniche e di prevenzione, sui numeri verdi da chiamare in emergenza e non.

All’interno del programma di welfare varrà quindi la pena di inserire il rimando ai siti istituzionali del Ministero e delle Regioni.

Le stesse regole vanno adottate all’interno degli spazi di lavoro per evitare la diffusione del contagio: dalla limitazione delle riunioni, da fare online ovunque possibile, alla distanza da mantenere tra le persone che si incontrano o che lavorano vicine, alla disponibilità dei disinfettanti nei bagni.

Appena dopo aver pensato alla protezione delle persone dal punto di vista sanitario, bisogna entrare nel merito dei loro “nuovi” bisogni e delle risposte che le aziende possono dare.

Analizziamo gli uni e le altre per categoria a partire da quelle più importanti legate all’istruzione e alla cura dei figli e all’assistenza alla persona e ai suoi famigliari.

 

Istruzione e cura dei figli

Il bisogno

La chiusura delle scuole innesca inevitabilmente il problema della cura dei figli, soprattutto – ma non solo – dove i genitori non possono restare a lavorare da casa. Inoltre, la chiusura prolungata delle scuole può comportare difficoltà agli studenti, non sempre o non completamente risolubili con gli strumenti che il Ministero dell’Istruzione e le scuole stesse stanno allestendo sotto forma di didattica online.

La risposta del welfare aziendale

Possibili soluzioni sono le baby-sitter a richiesta oppure il supporto nella loro ricerca e selezione. Si può prevedere, a fronte di specifiche situazioni, il supporto diretto dell’azienda con pacchetti predefiniti di ore/giornate (a integrazione dei voucher previsti dal governo – questo sembra essere l’orientamento).

Supporto scolastico, ripetizioni e corsi di recupero, preferibilmente online, sono i possibili supporti per gli studenti.

Altre situazioni

Se parliamo di figli, possiamo prevedere che l’emergenza avrà anche un impatto sui campus estivi e sulle vacanze studio eventualmente comprese nei programmi di welfare aziendale. Cosa fare in questi casi dei servizi già pianificati per la prossima estate?

L’attuale situazione di incertezza suggerisce di sospendere le iscrizioni o, quanto meno, di prolungare le scadenze delle medesime e di annullare le penali per mancata partecipazione. Oggi, infatti, alcune persone potrebbero avere difficoltà a procedere con l’iscrizione per problemi tecnici di connessione da remoto, per incertezza sui tempi di chiusura dell’anno scolastico oppure per difficoltà di natura psicologica.

 

Assistenza alla persona e ai famigliari

Il bisogno

Uno dei principali bisogni può essere quello di supporto psicologico: se alla fragilità e all’incertezza incombenti nella società italiana – ben descritti dall’ultimo Rapporto Censis 2019 sullo stato sociale del Paese - si somma la preoccupazione cogente sulla salute, si ottiene un quadro in cui il sostegno psicologico può diventare importante.

C’è poi tutto l’ambito dell’assistenza ai famigliari anziani e disabili, in cui la situazione sanitaria può acuire la pressione sul collaboratore care-giver.

La risposta del welfare aziendale

Il supporto psicologico sarà allora finalizzato a fornire proprio un punto di riferimento per la gestione della temporanea fragilità collegata alle implicazioni psicologiche ed emotive che il pericolo della situazione attuale può suscitare. Sarebbe utile che i collaboratori interessati potessero accedere, anche online, a uno psicologo in grado di affiancarli nella lettura di emozioni e pensieri correlati al momento attuale e supportarli nella definizione di possibili strategie per tranquillizzare i propri familiari in situazione di fragilità.

Per quanto concerne l’assistenza ai famigliari anziani, è invece sicuramente utile un servizio di presa in carico del bisogno e sua “decodifica” (case management) e successiva soluzione tramite servizi di carattere sociale sul territorio. Qui, un ulteriore supporto potrebbe essere rappresentato dai tool per il monitoraggio a distanza delle situazioni di parenti anziani.

 

Benessere e salute, cultura e tempo libero, work-life balance

(ambiti caratterizzati da minor urgenza)

Il bisogno

È facile immaginare che ognuno di noi abbia dovuto sospendere le sue abituali attività, sia fisiche che culturali e di intrattenimento a causa della chiusura forzata di palestre, cinema, musei …

Anche le limitazioni della mobilità, con il consiglio di non utilizzare i mezzi pubblici e ridurre comunque gli spostamenti e le uscite di casa, possono influire negativamente sulle nostre necessità, ad esempio legate a servizi professionali come quelli legali e fiscali-tributari.

La risposta del welfare aziendale

In ambito benessere, assume importanza ogni servizio fruibile online dai collaboratori, dal trainer al nutrizionista.

Lo stesso vale nell’area della cultura, dove si può pensare a esperienze online e virtuali, come la visita di musei e mostre (molti si stanno attrezzando). Anche una biblioteca online può incontrare le esigenze delle persone.

Infine, l’assistenza legale e fiscale online può essere un buon rimedio alle difficoltà di movimento, almeno per quanto riguarda un primo orientamento sulle materie e sui casi d’interesse.

 

UN’ESPERIENZA WELFARE ADEGUATA E APPAGANTE

Sopra a tutto e trasversale ai diversi servizi, può essere decisivo allestire un presidio di coaching e accompagnamento degli utenti ai “migliori” servizi di welfare presenti nel programma aziendale, dove con migliori si intendono quelli che meglio supportano i bisogni specifici di ciascuna persona. È un servizio che si colloca bene nell’emergenza del momento e comunica la vicinanza dell’azienda alle sue persone, assicurando un contatto one-to-one agli utenti: un welfare coach li supporta e li guida nelle scelte sul welfare aziendale, li accompagna al servizio più adatto a loro.

Per completare adeguatamente la welfare experience dei collaboratori, “raccordandola” in modo naturale con la situazione attuale, è necessario – ultima raccomandazione – rivedere le modalità di comunicazione del welfare aziendale. Oggi ogni messaggio, soprattutto perché riguarda la vita personale e famigliare, va opportunamente calato nel mood generale, evitando di sembrare “fuori contesto” rispetto alle preoccupazioni delle persone. C’è bisogno di una comunicazione in punta di piedi e rispettosa del momento di fragilità di tutti.


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